Come da copione, ogni anno, la notte del 10 agosto, milioni di italiani si accingono a stendersi su immense distese di verde, di sabbia o di cemento, volgendo i loro occhi al cielo, nell'impazienza di veder passare almeno una stella cadente a cui affidare la realizzazione di un desiderio o magari, di un piccolo sogno lontano. E se da una parte, gli scienziati ci rivelano che il fenomeno della pioggia di stelle cadenti è generato dal passaggio degli asteroidi appartenenti alla costellazione Perseo (da qui deriva l'altro nome con cui queste stelle vengono identificate, ovvero "Perseidi"), dall'altra parte, questa magica pioggia di stelle è stata interpretata in modo assai più poetico e surreale.
Infatti, la notte che milioni di persone aspettano fin dai primi giorni d'estate, è dedicata a Lorenzo, uno dei sette diaconi di Roma e oggi santo della Chiesa cattolica, in seguito al suo martirio. Infatti, il santo venne ucciso per volere dell'imperatore Valeriano, il quale ordinò la condanna a morte di tutti i vescovi, presbiteri e diaconi. In quanto arcidiacono, Lorenzo venne bruciato vivo all'età di 33 anni e dal III secolo è sepolto presso l'omonima basilica a Roma.
Sotto questa prospettiva, quindi, le stelle cadenti rappresenterebbero proprio le lacrime versate dal santo durante il suo terribile martirio, che bagnano il mondo proprio e soltanto il giorno in cui Lorenzo morì.
A prescindere che si tratti di verità o leggenda, ciò che è certa e reale è l'atmosfera magica e piena di speranza a cui questa pioggia di stelle luminose dà vita. Infatti, secondo la concezione comune, in questa notte i desideri espressi da tutti coloro che si soffermeranno a osservare il cielo, pronunciando la filastrocca "stella, mia bella stella, desidero che...", avranno più possibilità di realizzarsi nel corso dell'anno.
Sempre secondo la tradizione popolare, le stelle cadenti che regalano sogni ai più speranzosi la notte del 10 agosto, vengono anche chiamate "fuochi di San Lorenzo" poiché rimandano alle scintille provenienti dalla graticola infuocata su cui morì il povero martire. Scintille che poi sarebbero volate fin sù in cielo, tant'è che ancora oggi un proverbio veneto recita "San Lorenzo dei martiri innocenti, casca dal ciel carboni ardenti".
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